L’allegra storia del vino Barolo

"L'allegra storia del vino Barolo" rappresenta  un omaggio alla tradizione piemontese, uno spettacolo comico in grado di percorrere la storia e l'evoluzione di un vino - il Barolo - apprezzato in tutto il mondo. Non potevano che metterlo in scena gli omonimi gemelli, con la regia di Antonella Paglietti. La storia inizia col ritorno alla campagna di uno dei tanti dirigenti messi sul lastrico dalla crisi economica: qui il manager ritrova il fratello lasciato tanti anni prima a coltivare e curare le vigne paterne. E’ divertente assistere allo scontro di mentalità tra i due, allorché l'arroganza del sapere teorico si scontra contro l'arroganza della pura pratica. Ne scaturiscono duetti esilaranti, sostenuti soprattutto dall'ironia intelligente e arguta del contadino. Vengono svelati i meccanismi ingannevoli del marketing pubblicitario che si confrontano con la trasparente rudezza del mondo contadino, ma il dialogo, una volta avviato, sfocia nella fusione delle due posizioni e si dà vita a un Barolo migliore, con i complimenti del padre dall'aldilà.

Imparare a conoscere i segreti del Barolo da uno spettacolo teatrale può sembrare un po’ strano e forse anche molto ardito. Ma l’esperimento, più volte rappresentato nei teatri del Piemonte, è riuscito ai Gemelli Barolo. Un nome, una garanzia: è proprio il caso di dirlo. Giovanni e Pierangelo, nati nel 1957 aTorino, si propongono, infatti, con L’allegra storia del vino Barolo, di raccontare la storia e l’evoluzione del glorioso vino Barolo attraverso una pièce teatrale dall’impronta umoristica, che alla fine della serata lascia allo spettatore la sensazione di aver assistito a uno spettacolo a suo modo ”didattico” sul “vino dei vini”. La trama si snoda sull’incontro di due fratelli. Uno è rimasto in campagna, continuando a coltivare e curare le vigne paterne, l’altro è impiegato in una delle tante aziende del terziario e vive in città. Quest’ultimo conosce sulla propria pelle la crisi lavorativa ed è costretto a tornare in campagna. Tra i due si innesta uno scontro di mentalità; il nozionismo teorico e il sapere della pura pratica. Ne scaturiscono duetti esilaranti dove l’ironia del contadino si contrappone alla severità del fratello cittadino innescando un cambiamento. Ne risulta un elogio alla bellezza del Barolo. Le scene si susseguono con ritmo serrato e sono legate dal “fil rouge” del suono di una fisarmonica che unisce la semplicità della vita di campagna all’importanza e al valore del grande vino.

Michele Chicco